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Gli amanti della notte: un viaggio all’interno della sfaccettata psiche femminile

7 Novembre 2025
NipPop Staff

Gli amanti della notte (すべて真夜中の恋人たち – Subete mayonaka no koibitotachi) è un libro di Kawakami Mieko pubblicato in Giappone nel 2011 e tradotto in italiano nel 2023 da Gianluca Coci per Edizioni e/o. Si tratta di un romanzo esistenziale sui sentimenti e i rapporti umani, di cui sono esplorate, attraverso il dialogo, le sfere più intime e delicate, anche in relazione alla complessa esperienza femminile nella società.

Kawakami racconta la vita e la personalità di Irie Fuyuko, una giovane donna di 35 anni che lavora come redattrice di bozze per una casa editrice, mestiere in cui eccelle in particolar modo, essendo abituata a revisionare i manoscritti che le vengono affidati in modo meticoloso e diligente. Non si può però dire lo stesso per la sua vita personale e sociale: Fuyuko è una donna sola, incapace di instaurare rapporti veritieri e duraturi con gli altri. Rimane la maggior parte del tempo dentro le mura domestiche – unica eccezione è una passeggiata all’anno la notte del suo compleanno – e tende a non risaltare in pubblico per proteggersi da eventuali dolori e delusioni. Non esprime mai la sua individualità e le sue opinioni, accodandosi e annullandosi alla personalità delle persone che la circondano, come la sua unica amica e collega Hijiri. Quest’ultima rappresenta l’antitesi di Fuyuko: una donna affascinante, di classe e affabile cui la protagonista si lega in particolar modo anche per questa loro complementarietà di carattere. Hijiri non viene mai contraddetta da Fuyuko, ciò che lei dice e pensa viene ascoltato e accolto senza obiezioni. Più volte la nostra riflette su questo suo aspetto caratteriale fino ad ammettere di trovarsi in questa situazione di solitudine e impersonalità per non aver fatto alcuna scelta consapevole nella vita, vivendo un ruolo passivo in balia degli eventi.

Questa situazione sembra smuoversi quando un giorno, durante una passeggiata in un quartiere commerciale, vede la sua immagine riflessa su una finestra di un edificio e pensa:

«E quella donna di trentaquattro anni con indosso un cardigan e un paio di jeans slavati ero io. Una donna misera, squallida e del tutto incapace di godersi la vita, persino in un giorno di bel tempo.»

Rimane talmente turbata da questa immagine che improvvisamente si rende conto della sua condizione e insoddisfazione, a cui da lì in poi cercherà di porre rimedio attraverso un mezzo problematico: l’alcol. Fuyuko inizia a essere perennemente ubriaca per riuscire a muoversi tranquillamente nel mondo; senza le sue birre o il suo sake non diventa più capace neanche di intraprendere normali conversazioni.

Nonostante questo cambiamento, si trova comunque spesso in momenti di sconforto. La situazione sembra tuttavia fare un ulteriore passo in avanti quando Fuyuko conosce Mitsutaka, un professore di fisica al liceo che incontra mentre è intenta a iscriversi a un corso in un centro culturale. Tra i due scatta subito un reciproco interesse a livello umano: iniziano infatti a vedersi in un caffè per conversare di vari temi, senza però entrare nella sfera personale.

Fuyuko e Mitsutaka non sanno nulla delle reciproche vite private ma nonostante questo diventano sempre più complici. Uno degli argomenti prediletti di conversazione della protagonista è la luce: a Fuyuko piace guardare le illuminazioni, soprattutto quelle notturne. Le domande curiose della donna sulla natura della luce come fenomeno fisico e non vengono risposte con accuratezza e tono rassicurante da Mitsutsuka fino a diventare un tema molto importante per lei: inizia a comparire nei suoi sogni e nella sua sensorialità, ad esempio quando ascoltando un CD di musica classica regalatole da Mitsutsuka percepisce le note come un insieme di luci.

«Come aveva suggerito Mitsutsuka, la melodia faceva pensare a un’infinità di luci che indicavano qualcosa, o meglio che sembravano guidare con dolcezza l’ascoltatore da qualche parte. […] Ciascun gradino si illuminava nell’istante in cui vi poggiavo il piede, e svaniva con un piccolo bagliore nell’istante in cui il mio piede lo lasciava e faceva illuminare quello successivo. Dove mi avrebbe condotta quella scala che si arrampicava a spirale nel buio? Che cosa avrei trovato in cima?» 

Possiamo vedere la scena di questa salita come un’interpretazione del cammino di Fuyuko nel corso del racconto. La vicenda fino a questo punto può sembrare un vero e proprio romanzo di formazione della sua protagonista. Una crescita che possiamo effettivamente notare nel corso della narrazione nei numerosi tentativi dell’editor di dare una svolta alla sua vita. Tutti i tentativi di Fuyuko hanno un’enorme spinta al cambiamento: è questo il suo più grande desiderio da quando ha preso consapevolezza della sua condizione, impegnata in una costante rincorsa al miglioramento.

Simbolo e – possiamo dire – idolo di questa sua ambizione alla crescita è per lei lo stesso Mitsutsuka. Fuyuko ha un’amore struggente per lui, lo pensa giorno e notte, tanto da far pensare che non si tratti di un semplice interesse romantico. Il sentimento di Fuyuko nei confronti del professore può essere visto infatti come un innamoramento speranzoso verso un’idea di vita diversa, incarnata proprio da lui. Se corrispondesse il suo amore, Fuyuko potrebbe sperimentare qualcosa di mai vissuto finora: un legame umano e profondo con un’altra persona.

Tuttavia il romanzo non si conclude in modo classico con la protagonista che supera i propri ostacoli fisici ed emotivi, bensì si interrompe facendoci vedere Fuyuko qualche anno dopo che festeggia il suo compleanno insieme ad Hijiri. Lei è effettivamente migliorata rispetto all’inizio della narrazione: la vediamo uscire di casa per passeggiare più spesso anche di giorno e avere un legame di amicizia più profondo con Hijiri, ma nonostante questo ammette di essere rimasta pressoché la stessa rispetto a prima:

«[…]ero tornata la persona che ero prima di incontrare Mitsutsuka. La persona che ero prima di incontrare Mitsutsuska… In fondo non cambiava granché, ero sempre io al netto delle chiacchierate pomeridiane in quel caffè.» 

Questo pensiero di Fuyuko ci fa capire che il romanzo di Kawakami non si concentra su una crescita personale, ma analizzare la mente di una persona, facendoci vivere fino in fondo le sue emozioni e come esperisce i rapporti umani. Questo aspetto è riscontrabile nell’enorme centralità che il dialogo ha in quest’opera; numerosi, vividi e realistici sono infatti i confronti tra i personaggi nel corso della narrazione, con i quali capiamo in modo vivido e chiaro le personalità di ognuno. In merito alla trama infatti è da riconoscere che questa non ha una complessità spiccata, e che il romanzo si articola – appunto attraverso i dialoghi – in modo semplice, lineare e senza eventi notevoli come colpi di scena.

Infine è importante leggere in questo romanzo anche delle rilevanti considerazioni sulla condizione e la vita delle donne. Kawakami Mieko è nota infatti come un’importante icona femminista soprattutto in patria – celebre è il suo contrasto con Murakami Haruki per il ruolo problematico che quest’ultimo relega ai suoi personaggi femminili – e per inserire perciò letture di questo tipo nelle sue opere.

In Gli amanti della notte possiamo vedere, seppur implicitamente e mai espresso in modo evidente, il tema della pressione che molte donne vivono per incarnare e performare un modello di femminilità spesso lontano e idealizzato. Fuyuko, infatti, soffre spesso il suo non essere all’altezza delle sue coetanee. La vediamo ad esempio titubante e insicura quando di fronte allo scaffale di una libreria legge i titoli di libri che spiegano alle donne come comportarsi e cosa fare per essere di successo. Titoli come: “Tutto ciò che bisogna fare prima dei trentacinque anni” che indica alle donne i traguardi che devono raggiungere prima di quell’età oppure “Così parlò una donna amata”, sull’importanza di essere amate da un uomo per essere belle e paradossalmente anche un “Essere amazzoni: una scelta di tutto rispetto” che invece opta per la scelta di essere single e senza figli. Di fronte a tutto questo mondo fatto di pressioni e aspettative Fuyuko è demoralizzata e rassegnata alla sua inettitudine a conformarsi allo stesso, come lei stessa riflette:

«Ero rimasta lì, timida e insicura davanti a quelle copertine colorate che rappresentavano tante piccole porte, incapace di aprirle e continuando a ignorare il mondo che si estendeva dall’altra parte. Quelle porte restavano chiuse, non avevo né la forza né il coraggio di aprirle, e non c’era nessuno che mi aiutasse a farlo o mi invitasse a entrare. La sola cosa di cui mi rendevo conto era che quel mondo, quel luogo diverso, non faceva per me»

Tuttavia Fuyuko, nel suo processo di cambiamento, prova ad adeguarsi a queste aspettative, utilizzando Hijiri come modello da imitare, che vede come esempio perfetto di femminilità. La protagonista plasma il suo nuovo io seguendo proprio la sua immagine: ad esempio quando, a seguito di un periodo depressivo, decide di dare una svolta al suo stato cambiando il guardaroba e buttando via i vecchi vestiti sostituendoli con capi più eleganti e di seconda mano che le aveva precedentemente regalato Hijiri. Fuyuko così “indossa” quel ruolo idealizzato, tanto da ricevere numerosi complimenti dalle persone che la circondano. Sembra quasi che Fuyuko associ che per essere una persona migliore debba investire energie sulla propria femminilità prima che sulla sua personalità e sulle sue emozioni, dato che il mondo spesso, prima di vedere l’individualità di una donna, vede e valuta quanto essa sia rispettosa dell’archetipo di “donna”. 

Questo spaccato che Gli amanti della notte fa vedere della mente di una giovane donna alle pressioni del mondo che la circonda, ci fa perciò riflettere su quanto siano delicati e complessi i sentimenti degli esseri umani soprattutto in relazione alla società che ci circonda, e – auspicabilmente – a essere più inclini a capirci e conoscerci meglio l’un l’altro fino in fondo.

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