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NipPop

Giorgio Amitrano: la traduzione come ponte tra due mondi

8 Maggio 2018
Martina Zuppa

L’estetica di chi comunica attraverso i racconti degli altri.

Vi sarà spesso capitato di voltare con impazienza la copertina di un libro che avete da poco acquistato. Dietro ai colori accesi, alla grafica accattivante e ai caratteri eleganti di cui ci si serve per scrivere il titolo e l’autore si celano poche pagine a cui molti non prestano la giusta attenzione. Sono pagine che però celano il nome di una figura straordinaria, una persona che può fare da tramite tra due mondi altrimenti inconciliabili. Ed è tra quelle pagine, nonché a NipPop 2018, che potrete incontrare Giorgio Amitrano.

Nota Biografica

Giorgio Amitrano è orientalista, accademico, traduttore e autore di diverse opere dedicate, non solo alla letteratura giapponese e ai suoi protagonisti, ma anche alla cultura che è origine e nutrimento delle pagine da lui tradotte in questi anni. Tra queste possiamo citare The New Japanese Novel: Popular Culture and Literary Tradition in the Work of Murakami Haruki and Yoshimoto Banana (1996), Il mondo di Banana Yoshimoto (2007) e l’ultimo, magistrale, Iro iro. Il Giappone tra pop e sublime (2018). Il suo nome come accademico si lega principalmente all’Università degli studi di Napoli “L’Orientale” (dove ha conseguito le lauree in Lingue e Letterature Straniere Moderne e il Dottorato di ricerca in Letteratura Giapponese) e all’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, nonché a numerose università giapponesi presso le quali ha sviluppato diversi progetti di ricerca.

La Traduzione

È pluripremiato interprete di molti nomi noti del panorama letterario giapponese tra cui, per citarne solo alcuni, Yoshimoto Banana, Murakami Haruki e Inoue Yasushi. Le sue traduzioni si caratterizzano, come spesso ha dichiarato, per la volontà di avvicinarsi quanto più possibile alle intenzioni dell’autore, quasi annullando la sua presenza. È forse in questa capacità che risiede il fascino delle sue traduzioni, tanto fedeli da permetterci di comunicare direttamente con lo scrittore. Leggendo ci si trova ad attraversare lo spazio-tempo, raggiungendo una dimensione che non ci appartiene, quella dove vive chi scrive e chi traduce e alla quale ci viene data, almeno momentaneamente, la possibilità di accedere.

Murakami Haruki

In questa descrizione, in questa pluridimensionalità dell’opera letteraria, non possiamo non sentire l’eco della poetica di Murakami. Giorgio Amitrano ha dedicato diverse traduzioni allo scrittore che ha, nel tempo, affascinato il pubblico italiano. Incontra Murakami grazie a Noruwei no mori, inizialmente edito in Italia come Tokyo Blues, che però non conquista subito il pubblico. Sarà solo dopo diversi anni, e una ristampa dal titolo Norwegian Wood, che l’Italia scoprirà e apprezzerà uno dei più conosciuti autori giapponesi contemporanei. Ed è proprio nelle opere di Murakami che è fondamentale attenersi a quella estetica della fedeltà all’originale di cui spesso Giorgio Amitrano si fa interprete. Nei moti complessi, onirici, psichedelici di quei romanzi, dove ogni dettaglio acquista un’importanza vitale, il traduttore non può e non deve cambiare nulla, non può sorvolare su alcuni aspetti o approfondirne altri. Tradurre si dimostra allora essere un lavoro sul filo del rasoio, dove un minimo dettaglio potrebbe rovinare la bellezza dell’opera originale, un lavoro che meriterebbe senza dubbio la copertina.

Yoshimoto Banana

Una delle traduzioni più apprezzate di Giorgio Amitrano è quella di Kitchen, scritto nel 1988 da Yoshimoto Banana e uscito in traduzione italiana (la prima a livello mondiale) per la casa editrice Feltrinelli nel 1990. Solo dopo il successo raggiunto in Italia il romanzo verrà tradotto in tutto il mondo e dietro questo successo si cela ancora una volta il nome di Giorgio Amitrano.
La Yoshimoto è però una scrittrice molto diversa da Murakami. Leggendola in lingua originale si può avvertire una certa ambiguità, una sorta di atmosfera sospesa. Se Murakami indugia nelle descrizioni accarezzando con lo sguardo tutto ciò che lo circonda, la scrittura della Yoshimoto appare invece fluida e inafferrabile. Ed è forse per questo motivo che nel 1999 Giorgio Amitrano sceglie di approfondire la conoscenza di questa enigmatica autrice in Il mondo di Banana Yoshimoto (la prima edizione è del 1999, ma verrà poi ampliata e ristampata nel 2007).

Il Giappone tra Pop e Sublime

Giorgio Amitrano ci ha permesso di conoscere, tramite le sue traduzioni, una delle letterature più vive e seguite al mondo e un universo, quello giapponese, che è iro iro, è molteplicità: di colori, forme e dimensioni. È pop e sublime, alto e basso, contraddittorio nella sua uniformità. È queer perché porta con sé quel “diverso” che a volte affascina altre spaventa, ma senza dubbio sorprende. Andare alla scoperta di questo mondo significa allora tradurlo in modo semplice e diretto servendosi della letteratura come tramite per comprendere e immergersi in una diversità che non può far altro che arricchirci.

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