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Dal romanzo allo schermo: Namonaki doku, il veleno senza nome

23 Febbraio 2014
Elena Tessari

I romanzi dell'acclamata e versatile scrittrice Miyabe Miyuki sono stati spesso la base per la sceneggiatura dei drama a tema mystery a cui l'emittente televisiva TBS dedica lo slot della prima serata del lunedì, il getsuyō mystery theater (月曜ミステリーシアター, “Mystery in scena di lunedì”). 

Tra questi telefilm c'è Namonaki doku, trasmesso tra luglio e settembre 2013, in undici puntate. Il drama è diviso in due parti legate da un unico filo conduttore, il “veleno senza nome” che dà il titolo all'intera serie. Le due parti corrispondono a due diversi romanzi di una serie mystery chiamata “Sugimura Saburō series”.

Le prime cinque puntate seguono la trama del primo romanzo della serie, Dare ka (誰か Somebody, 2003, “Qualcuno”). Sugimura lavora in una casa editrice e si occupa di libri illustrati per bambini. Sposatosi con Nahoko, inizia a lavorare in una piccola redazione del potente suocero Imada, presidente di un grosso gruppo commerciale. Quando l'autista di Imada, Kajita Nobuo, muore in uno strano incidente, le figlie chiedono aiuto a Sugimura per scoprire chi è il colpevole. Indagando nel passato di Kajita, Sugimura scopre una realtà molto complessa, e un presente di segreti e tradimenti. Dalla sesta puntata la trama invece è quella del secondo romanzo della serie, da cui anche il drama prende il titolo, Namonaki doku (名もなき毒, 2006, “Veleno senza nome”). La storia in questo caso segue un doppio filo. Sugimura si trova ad indagare sulla morte per avvelenamento di un uomo anziano, e a dover fronteggiare una stalker che metterà in pericolo lui, i suoi colleghi e la sua famiglia. Il “veleno senza nome” è il veleno metaforico che si insinua nei rapporti tra le persone, è quell'elemento di disturbo che crea difficoltà nella loro vita e che le spinge a fare scelte molto drastiche e dolorose, per sé e per gli altri. Questo tipo di conclusione, tipica della letteratura di Miyabe Miyuki, serve a “umanizzare” le motivazioni e la sofferenza interiore di chi commette un reato, un assassinio, un'azione che crea dolore o sofferenza ad altre persone, pur senza giustificare nulla. Contemporaneamente, ammette la possibilità che dentro ognuno di noi coesistano un potenziale negativo (il veleno) e uno positivo. Essenziale, in questo caso, è il fattore della scelta. Ciò che può sembrare un reato può essere invece un atto altruistico di difesa, e viceversa.

Oltre all'utilizzo di questo tema come filo conduttore in entrambe le storie, ci sono altri aspetti interessanti. Va detto innanzitutto che Miyabe Miyuki non è nuova a scelte innovative come quella di optare, come protagonista, per un detective che non è un detective, ma una persona normale che per buona volontà e altruismo decide di cercare delle risposte alle sue domande, benché le indagini lo mettano nei guai più di una volta. Questa scelta narrativa permette anche un raggio d'azione, un’attenzione alla quotidianità e soprattutto alle relazioni umane di stampo diversi rispetto al classico giallo. A Miyabe va sicuramente il merito della sperimentazione e del rinnovamento in un genere tanto prolifico quanto potenzialmente ripetitivo come quello delle serie sui detective, e lo sforzo introspettivo che dona profondità e realismo a tutti i personaggi.

Infine c'è da notare un particolare molto interessante che contestualizza il drama all'interno della cultura popolare in cui è nato. Per il ruolo di Sugimura Saburō, che lavora nell'azienda del potente suocero e che spesso viene trattato in modo “diverso” per la sua parentela con il presidente, è stato scelto l'attore Koizumi Kotarō, figlio dell'ex premier Koizumi Junichirō, su indicazione della stessa Miyabe. Non è raro che gli attori vengano scelti anche per quella che è la loro “immagine mediatica” agli occhi del pubblico in modo da attirare più attenzione e ottenere migliori ratings. Namonaki doku è un esempio abbastanza evidente di questa pratica.

Sito ufficiale del drama: http://www.tbs.co.jp/namonakidoku/

I romanzi Dareka e Namonaki doku (vincitore del 41° premio letterario Yoshikawa Eiji) non sono attualmente disponibili né in lingua italiana né inglese.

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