Torna Slam Dunk, il celebre manga di Inoue Takehiko, che attraverso il suo nuovo film, The First Slam Dunk, lo rinnova e lo reinterpreta, dando, dopo più di trent’anni, una degna conclusione al finale della sua storia da un nuovo punto di vista più maturo e personale.
Slam Dunk スラムダンク (Suramu danku) è un manga sportivo scritto e disegnato da Inoue Takehiko . È uscito per la prima volta nel 1990 su Weekly Shōnen Jump e racconta la storia di Sakuragi Hanamichi, un ragazzo dai capelli rossi che si avvicina al basket come tentativo di conquistare la ragazza che gli piace. All’inizio della storia Sakuragi non è interessato al basket, ma gradualmente, diventa la sua più grande passione, risultando sempre più importante per la sua crescita personale e quella dei suoi compagni di squadra, che diventeranno come fratelli.
Migliaia di lettori sono stati ispirati da Slam Dunk, che è considerato uno dei manga sportivi più influenti della storia del manga, contribuendo, inoltre, a diffondere la passione per il basket in Giappone negli anni ’90. The First Slam Dunk nasce come desiderio dell’autore di riprendere mano al suo manga e offrire una nuova prospettiva attraverso un film animato. Il suo obiettivo era quello di voler approfondire i personaggi e dare maggiore rilievo a determinati temi e situazioni, dopo più di trent’anni dall’uscita del manga.

The First Slam Dunk, film uscito nel 2022, scritto e diretto sempre da Inoue Takehiko e animato da Tōei Animation, racconta l’ultima partita del manga, tra la squadra del liceo Shōhoku dei nostri protagonisti e quella dei campioni in carica, il liceo Sannō.
Il vero protagonista di questo film, a differenza del manga, è Miyagi Ryota, il playmaker della squadra e ragazzo molto determinato che però nasconde un passato doloroso, segnato da una perdita familiare.
La pellicola riesce a intrecciare perfettamente lo svolgimento della partita di basket, con momenti di pura tensione, e la storia personale di un adolescente che cerca di dare un senso alla perdita e il suo legame con i suoi compagni di squadra tramite l’alternarsi di diversi flashback. In questo modo, The First Slam Dunk diventa più che un film sul basket: una storia di formazione in cui i personaggi utilizzano lo sport come una forma di linguaggio extraverbale per affrontare i propri problemi.

Il modo in cui Miyagi affronta il proprio dolore, senza arrendersi e cercando nel basket la forza per ricominciare, altro non è che l’invito dello stesso autore a non fermarsi, a trasformare il proprio dolore in forza perché il futuro è come il continuo e inesorabile scorrere dei secondi durante una partita, avanza senza fermarsi mai e senza aspettare nessuno.
Viene anche esplorata l’importanza del gruppo e dell’amicizia: i compagni di squadra dello Shōhoku sono come dei fratelli, tutti con storie diverse, ognuno con i propri problemi e fragilità, ma uniti da un obiettivo comune e dal desiderio di superare i propri limiti, dimostrando come la vittoria più grande risiede nel legame umano costruito attraverso la fatica, la fiducia e la condivisione, non solo dalla gloria sportiva.

La produzione, durata oltre tredici anni, mostra la cura maniacale e la visione artistica dello stesso autore, che ha voluto dare una nuova vita al suo manga più famoso.
The First Slam Dunk fonde materiale tratto dal manga originale di Slam Dunk (1990) con idee ispirate al racconto breve Piercing (1998), sempre scritto da Inoue Takehiko, oltre a contenuti completamente inediti creati appositamente per il film.
Pur basandosi sul manga originale, il film si discosta parecchio dalla serie animata del 1993, che si fermava molto prima nella narrazione; quindi, il risultato non si presenta come un semplice sequel, ma piuttosto come un esperimento creativo, con cui l’autore rilegge e approfondisce la propria storia sotto una luce più matura. Ad esempio, la scelta del cambio di protagonista è voluta dallo stesso autore per dare spazio a un personaggio che, nell’opera originale, rimaneva più in secondo piano e nascondeva una backstory più d’impatto e contenuta.

Dal punto di vista visivo, il film alterna animazione tradizionale in 2D, utilizzata nelle sequenze ambientate nel passato di Ryota, ad animazione in CGI (Computer Generated Images, cioè realizzata con computer grafica 3D) per le scene di gioco durante la partita principale.
Nonostante le varie paure e perplessità degli appassionati all’uscita del primo trailer del film per l’utilizzo di questa tecnica all’interno di quasi tutta la pellicola, Tōei Animation dimostra come invece possa integrarsi perfettamente con lo stile tradizionale, risultando estremamente soddisfacente e fedele. Dettagli visivi come il sudore che scivola sulla pelle, la fatica che si legge nei volti dei giocatori o la tensione dei muscoli durante gli scatti e le azioni di gioco, contribuiscono a restituire ancora più realismo e fedeltà alla controparte manga.

Anche sotto il punto di vista sonoro si può notare un’attenzione minuziosa, alternando momenti di silenzio che alimentano la suspense dei momenti più critici a esplosioni sonore che amplificano il ritmo frenetico della partita: il rimbombo del pallone, il suono delle suole delle scarpe sul parquet, il fiato stremato dei giocatori, ogni suono è studiato affinché lo spettatore sia direttamente coinvolto all’interno dell’azione di gioco.
Anche la colonna sonora originale curata dai dai compositori Takebe Satoshi e Mitamura Takuma gioca un ruolo fondamentale nel rendere ancora più diretto il coinvolgimento dello spettatore all’interno dei due ritmi che contraddistinguono il film: quello frenetico della partita e quello più delicato dei ricordi di Ryota.
A rendere ancora più iconico il comparto musicale sono le due canzoni su licenza, “Love Rocket” dei The Birthday e “Zero Sensation” dei 10-FEET, canzoni con un ritmo estremamente potente, che riescono perfettamente a restituire la tensione e frenesia della partita.
The First Slam Dunk si presenta non solo come la trasposizione animata della parte conclusiva del manga, ma anche come una rinnovata e coraggiosa reinterpretazione della storia, restituendo al mito del re degli spokon un’energia nuova e una veste inedita capace di parlare anche alle nuove generazioni che non hanno vissuto la prima versione animata.



