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La dimensione dell’orrore e l’influenza di Lovecraft

11 Marzo 2017
Camilla Pilotti

H.P. Lovecraft. Per tutti gli amanti della letteratura di genere horror e sovrannaturale è impossibile non riconoscere questo nome. Forse però ai più suona familiare semplicemente Cthulhu e il mito attorno a esso costruito, con un pantheon di dèi alieni non altrettanto famosi ma non per questo meno inquietanti. Inoltre, non possiamo nemmeno non ricordare il Necronomicon, mistico libro paragonabile a una “Bibbia” per questo culto fittizio e nel quale sono decantati orrori indicibili.

Tutto fittizio, ma allo stesso tempo così ben elaborato, spesso per far nascere una certa tensione e angoscia nel lettore, che chi almeno una volta si è imbattuto nelle opere di Lovecraft non può fare a meno di rabbrividire e chiedersi: “se invece fosse tutto vero?”. Probabilmente è proprio questo il suo punto di forza, tanto che ancora ai nostri giorni moltissimi scrittori devono l’interesse per questo genere all’influenza di Lovecraft. Un nome per tutti, lo stesso Stephen King.

Non avendo i suoi lavori riscosso il successo che avrebbero meritato quando era in vita, nessuno avrebbe mai potuto immaginare che i suoi miti di Cthulhu e il suo Necronomicon sarebbero arrivati a tanto: l’influenza e il fascino che ha esercitato e che esercita costantemente non accennano a esaurirsi. Dal cinema alla musica e non solo. Esiste addirittura una serie anime Haiyore! Nyaruko-san 這いよれ! ニャル子さん, nella quale gli Antichi (nome con cui solitamente si fa riferimento agli dèi del pantheon cthulhuniano) sono semplici adolescenti provenienti da un altro pianeta e che per un’iniziale casualità invadono la vita di un liceale giapponese, portando scompiglio nella sua quotidianità e creando addirittura confusionari triangoli amorosi. Insomma, si tratta di una rivisitazione piuttosto comica di qualcosa che di per sé non ha nulla di divertente.

In Italia la presenza di Lovecraft nella cultura di massa è forse poco sentita, ma per la fortuna degli appassionati è fruibile diverso materiale, tra cui innumerevoli giochi da tavolo, di ruolo e anche fumetti. Fra questi ultimi molti presentano semplici accenni alle atmosfere lovecraftiane, altri invece sono interamente basati su di esse, come la celebre graphic novel Neonomicon, approdata in Italia nel 2011 grazie alla casa editrice Bao Publishing, scritta da Alan Moore e con le illustrazioni a cura di Jacen Burrows. In anni più recenti invece l’opera è stata pubblicata da Panini Comics sempre con lo stesso successo, al punto che si è resa necessaria una ristampa e si è deciso di portare in Italia anche Providence, realizzata dagli stessi autori.

Ciò non significa che gli americani siano i soli ad avere voluto dare la propria immagine di questi cosiddetti miti. Infatti anche il Giappone non è stato da meno, grazie all’adattamento realizzato dal mangaka Gou Tanabe, edito in Italia da J-Pop in due volumi unici separati.

Il primo è Il Mastino e Altre storie, in cui sono raccolti tre racconti brevi appartenenti al ciclo di Cthulhu: Il tempio, dove l’equipaggio di un sottomarino nazista entra in contatto con un artefatto mistico che porterà pian piano tutti alla follia e inevitabilmente alla morte; Il mastino, nel quale due giovani studenti appassionati di macabro e occulto osano troppo arrivando a scatenare una creatura misteriosa e senza pietà; La città senza nome, in cui si narra dell’esplorazione di un insediamento perduto nel deserto da parte di un avventuriero che scoprirà quali demoni lo abitano.

Il secondo è Il colore venuto dallo spazio, tratto dall’omonimo racconto dove un meteorite alieno cade nelle campagne del New England scatenando influenze inaspettate sull’ambiente circostante e sulla gente del posto che entrerà in contatto con l’oggetto. Questa storia, pur non essendo parte della mitologia cthulhuniana resta una delle più celebri, e ha ispirato addirittura alcuni film.

Tanabe riesce a trasporre perfettamente le storie, restando il più possibile fedele agli originali e soprattutto rendendo in maniera perfetta anche i dettagli più raccapriccianti, tanto che non è possibile far a meno di desiderare ulteriori adattamenti, magari con qualche inquietante rappresentazione degli Antichi. Nel frattempo, non ci resta che sperare che J-Pop porti in Italia anche L’abitatore del buio, ispirato all’ultimo racconto del ciclo di Cthulhu scritto da Lovecraft e uscito l’anno scorso in Giappone sempre a firma di Gou Tanabe.

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