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Il Diario Oscuro

16 Agosto 2016
Lorenzo Sean Riccò

Ed eccoci qui per parlare di Haikyū – l’asso del volley…ah no scusate, abbiamo sbagliato articolo. Beh, in verità siamo qui per parlarvi di un’opera della stessa autrice di Haikyū, Haruichi Furudate. Anzi, parleremo proprio del suo primo lavoro, serializzato sulla famosissima rivista Shōnen Jump nel 2010: Kiben Gakuha, Yotsuya-senpai no Kaidan (in italiano Il Diario Oscuro, letteralmente Le storie dell’orrore di Yotsuya-senpai). Non esattamente la stessa atmosfera di Haikyū: questo infatti è un manga thriller-horror a tema scolastico. E, a mio avviso, uno dei migliori.

La trama si apre sulla scomparsa dell’amica della protagonista Makoto Nakashima, che una mattina svanisce nel nulla senza lasciare traccia. Makoto vede una relazione tra la scomparsa dell’amica e le tremende vicende che si stanno susseguendo nella zona della sua scuola: bambine uccise, edifici infestati, leggende di fantasmi e yokai che sembrano all’improvviso prendere vita. La leggenda più famosa è però quella che riguarda Yotsuya Senpai, il cui banco è perennemente vuoto nonostante si dica che lui è sempre lì. A scuola. In cerca della migliore storia dell’orrore che sia mai stata raccontata. Makoto, disperata per l’amica Hinano, lo cerca perché pensa possa aiutarla a trovare una soluzione al mistero. E lo trova. Eccome se lo trova. Yotsuya Senpai vive sul tetto della scuola senza (apparentemente) allontanarsene mai. Ecco quindi che inizia una improbabile collaborazione tra Makoto e Yotsuya che, per trovare l’amica, “costringe” Makoto a inscenare i racconti horror più famosi nella scuola.

La trama, per quanto possa apparire semplice e lineare, è strutturata per “storie”. Ogni storia potrebbe essere letta senza leggere il resto del manga e permea comunque il lettore di quel senso di angoscia e brivido tipico di una storia dell’orrore da campeggio attorno al focolare. Il punto forte di questo manga, che precede – come abbiamo detto all’inizio – l’Asso del Volley è sicuramente il disegno. E’…perfetto! Certo, non parlo di perfezione stilistica. Parlo di perfezione in rapporto al genere. I contrasti bianco e nero sono forti e perfettamente bilanciati. L’anatomia dei personaggi risulta normale, quasi banale, nei momenti morti tra una storia e l’altra, ma quando Yotsuya Senpai dà il via a una nuova storia i disegni si fanno cupi, claustrofobici e anatomicamente distorti, mettendo in rilievo i peggiori difetti dei vari personaggi che hanno la sfortuna di trovarsi al centro di una storia dell’orrore. Dai professori agli amici di Makoto. Potremmo definirlo con una parola giapponese subarashii すばらしい (fantastico, perfetto). L’unica pecca che se volete possiamo trovare è la brevità di ognuna delle storie e in generale dell’opera (solo 3 volumi). Essendo la prima opera dell’autrice però, si può facilmente capire bene la scelta di Haruichi che era forse ancora in una fase di sperimentazione. Beh questo è stato certamente un esperimento, a nostro avviso, ben riuscito!

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